
I fringe benefit sono compensi non monetari che un datore di lavoro mette a disposizione del dipendente, in aggiunta allo stipendio. Si tratta di beni, servizi o rimborsi che, in molti casi, hanno un valore anche dal punto di vista fiscale. L’obiettivo per l’azienda è duplice: da un lato accrescere il benessere dei dipendenti e migliorarne la motivazione, dall’altro contenere i costi del lavoro e gestire in modo più efficiente la retribuzione complessiva.
Tra i fringe benefit più diffusi troviamo:
Si tratta di strumenti concreti che incidono sulla vita quotidiana del lavoratore e, allo stesso tempo, alleggeriscono il carico fiscale.
La disciplina di riferimento rimane l’articolo 51 del TUIR, ma la Legge di Bilancio 2025 ha ridefinito le soglie di esenzione. Queste soglie rappresentano il limite entro il quale i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e quindi non sono soggetti a IRPEF né a contributi.
I nuovi limiti sono i seguenti:
ATTENZIONE: in aspetto importante da ricordare è che se il valore complessivo dei benefit supera la soglia prevista, l’intero importo diventa imponibile, non solo la parte eccedente. Questo rende fondamentale una gestione attenta da parte delle aziende.
Per chiarire meglio, ecco alcune situazioni realistiche:
Questi esempi dimostrano come sia importante monitorare attentamente il valore complessivo dei benefit erogati durante l’anno.
Uno dei fringe benefit più rilevanti è l’auto aziendale concessa in uso promiscuo, ossia per motivi di lavoro e per esigenze personali del dipendente. In questo caso, il valore imponibile non viene determinato sul costo d’acquisto dell’auto ma secondo criteri convenzionali fissati dalle tabelle ACI.
Il calcolo prevede tre passaggi:
ESEMPIO: se un’auto ibrida plug-in ha un costo ACI di 0,45 €/km, il calcolo sarà 0,45 × 15.000 = 6.750 € × 20% = 1.350 €. Questo valore, se non supera la soglia di esenzione prevista per il lavoratore, resta escluso da tassazione.
Per le imprese, i fringe benefit non sono soltanto un modo per migliorare il rapporto con i dipendenti. Ci sono anche vantaggi fiscali significativi:
In un contesto di mercato in cui trattenere talenti è sempre più complesso, questo aspetto non è secondario.
I fringe benefit non dovrebbero essere considerati un intervento isolato, ma parte di una strategia più ampia di pianificazione fiscale e retributiva. Se integrati correttamente con altri strumenti, consentono di ridurre il carico fiscale complessivo, liberare risorse e migliorare il clima aziendale.
Dal punto di vista pratico, il consiglio per le imprese è di valutare attentamente le soglie, individuare i benefit più utili per il proprio personale e inserire questi strumenti in un piano strutturato che tenga conto sia delle esigenze economiche sia della motivazione dei lavoratori.
I fringe benefit sono sempre tassati?
No, entro le soglie di legge (1.000 o 2.000 euro, e in alcuni casi 5.000) non concorrono a formare reddito. Se si supera il limite, l’importo diventa interamente imponibile.
Come vengono indicati in busta paga?
I fringe benefit compaiono come compensi in natura. Se entro la soglia, non generano tasse né contributi; se oltre la soglia, sono assoggettati a IRPEF e contributi previdenziali.
Cosa cambia per le auto aziendali dal 2025?
Il valore tassabile dipende dal tipo di alimentazione e non più dalle emissioni di CO₂, con percentuali diverse a seconda che si tratti di auto elettriche, ibride o tradizionali.
Via Adriano Zarini, 264
59100 Prato PO
Da Lun. a Gio. 09:00 - 13:00 / 14:00 - 18:00
Ven. 09:00 - 13:00